Il 26 aprile 1986 alle ore 1:23 nella notte il reattore numero 4 della centrale nucleare sovietica di Chernobyl esplodeva.
Errore umano nelle manovre, carenze progettuali del reattore, cattiva esecuzione di alcune parti della struttura concorsero all’evento catastrofico che lasciò il nucleo della centrale completamente scoperto e libero di emettere radiazioni in quantità enormi.
Molte persone morirono nell’imminenza dei fatti. Molte di più nei 15 giorni seguenti a causa di una dose insopportabile di radiazioni assorbite.
Un numero imprecisato ed enorme negli anni successivi.

Per tre giorni gli oltre 50000 abitanti di Prypjat, città che sorge a meno di due chilometri dalla centrale costruita per il personale della centrale, furono lasciati all’oscuro di ogni informazione sulla gravità della situazione, completamente esposti ad un livello di radiazioni intollerabile dall’organismo umano. All’alba del terzo giorno, la città fu frettolosamente evacuata da 1200 autobus inviati da Mosca.
130 villaggi nelle aree circostanti furono in seguito evacuati.

Oggi grazie al nuovo sarcofago posto sul reattore due anni fa, è possibile visitare questi luoghi testimoni della follia umana. 
La radioattività continua ad risultare alterata rispetto ai livelli normali, ma seguendo percorsi controllati, ci si può muovere in zone sicure.

Le immagini raccontano una città e dei villaggi che si sono fermati a prima della fine della guerra fredda, testimoni silenziosi del dramma dei suoi abitanti