La valle delle cartiere a Collodi

Lungo il torrente Pescia, nella valle che poi si apre su Collodi, si trovano, una dietro l’altra, numerose cartiere. Molte di queste sono abbandonate, molte ancora in funzione.
Edifici di pietra caratterizzati da finestre lunghe e strette, che conferiscono un’immagine slanciata, a questi opifici di montagna.
Ma perché tutte queste cartiere? Perché, lungo questa stretta stradina che si inerpica fra montagne e castagni, lungo il Fiume Pescia di Collodi, in qualche epoca del nostro passato, è fiorita questa industria?
La risposta è venuta pranzando alla Locanda Il Cavallino Bianco di Benabbio, dove un simpatico oste ci ha raccontato una curiosa storia testimone, ancora una volta, della genialità degli italiani.
Qualcuno, nella valle, molti anni fa, sentì parlare della carta di papiro, ottenuta impastando, macerando e lavorando le foglie di questa pianta.
Serviva acqua e papiro. L’acqua c’era, il papiro no. Ma l’intrepido imprenditore non si scoraggiò e decise di provare con ciò che aveva in abbondanza: i gusci delle castagne. E su questa intuizione mise su la sua fabbrica. Ma nonostante tutti gli sforzi, i gusci di castagna non stavano insieme! Ma ormai il più era stato fatto. L’impianto era lì e l’idea bruciava la sua mente. La paglia! La paglia fu la seconda scelta, risultata però vincente! Nella valle del Pescia fu inventata la carta paglia!!
E così molti altri si dettero da fare, le fabbriche grandi e piccole sorsero lungo il fiume. Molte ci sono ancora. Molte si sono spostate nel piano (Rotoloni Regina … per fare un esempio). Molte sono chiuse, sconfitte da un mondo che si è evoluto troppo velocemente.
Quelle ancora funzionanti, mostrano all’esterno cumuli di carta raccolta e pronta per essere riciclata, divisa per colore. Veri edifici di carta, architetture bizzarre punteggiano la valle, in contrasto con il paesaggio

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